Per farsi un minimo notare dalla stampa nostrana i sol-levantissimi Tenniscoats (duo composto da Saya e Ueno Takashi, compagni anche nella vita) han dovuto cominciare a produrre a ritmi Guided By Voices. Un CD per ogni label dettasi disponibile a pubblicare qualcosa. Và detto che il numero delle suddette è destinato a salire vista la qualità dei risultati. Partiamo quindi, con colpevole ritardo, da due album usciti l’anno scorso: Totemo Aimasho (luglio) e Tan-Tan Therapy (novembre), rispettivamente su Room 40 e Hapna(Swe)/Headz(Jap). Acquerelli, pastelli, folk sbilenco, folk dritto, pop d’autore, avantgarde, scampoli di rumorini, minuterie paraelettroniche. Cose di quelle che tanti – penso anche alla Germania ‘Morr’ – si son messi a fare ma a pochi son riuscite in vera poesia. Forse perchè è il Giappone dei tamagotchi l’unico posto dove un certo suono poteva diventare arte. Un’amalgama, quella dei Tennis, unica ed originale. Con l’inconfondibile voce di Saya (cantato in giapponese, più di rado in inglese) a fugare ogni residuo dubbio di maternità. Nella produzione (con standards sempre altissimi) del gruppo questi due lavori s’aggiungono agli imperdibili. Da Umbarepa! (da Tan-Tan) a Kimininaritai o Donna Donna (da Totemo) le coordinate sono segnate: si passa in disinvolta allegria (o malinconia) da una nipponica pantera rosa dagli occhi enormi ad un cantautorato apolide (penso a Smog o Empress) di quello che colpisce dritto al cuore, fregandosene delle latitudini, delle lingue o dei colori.
Anche il 2008 prosegue all’insegna del Tennis, in pieno tsunami compositivo:
-Tenniscoats & Secai esce per l’etichetta nipponica Noble e si tratta di una sorta di split album. Secai è infatti il moniker di Daisuke Namiki a.k.a. NSD e Takeshi Hiruma a.k.a. DASMAN, entrambi con uscite su Majikick, label di Saya e Ueno (per la quale sono usciti i loro lavori dal 2000 in poi). Il ‘matrimonio’ ci riconsegna gli sposini più astratti e oscuri: sorta di approfondimento del loro lato noir, sempre presente ma latente.
-Moere esce per l’appunto su Majikick a nome ‘Saya, Ueno, Tetsuya Umeda, Ikuro Takahashi’.
T.Umeda si costruisce da sè gli strumenti sui quali improvvisa, I.Takahashi è un percussionista. Le registrazioni qui contenute sono il risultato di una session d’improvvisazione dei quattro. Tre solenni ed atmosferici droni a testimoniare un’ispirazione senza barriere. Non l’abbiam sinora menzionato ma i Tenniscoats sono profondamente coinvolti nella scena impro giapponese: collaborano infatti da anni con i leggendari Maher Shalal Hash Baz di Tori Kudo e sua moglie Reiko.
- ultimo ma non meno importante un DVD, prima videopubblicazione della Ontonson, dal titolo Harmonies (tubo in calce). Stavolta solo metà dei Tennis è coinvolta, quella femminile di Saya, alle prese con un documentario sulla realizzazione dell’album Ipyia del 2006, diviso con Kazumi Nikaido altrimenti detta Nika Soup. Il disco in questione, scritto e registrato dalle due sull’asse Hiroshima / Tokyo vede l’unione di due voci molto particolari. Questo è il lungometraggio sul come, il perchè ed il dove è nato Ipyia. Interviste, free sessions e performances dal vivo a darci, ora anche visivamente, la misura ed i colori del cuore musicale pulsante dell’oriente prima lontano, ormai vicino.
After an extremely busy month your favourite Antifona is finally back..
Fuochi nel bel mezzo della notte: il 2007 continua a stupire almeno quanto il 2006 è stato uno degli anni musicalmente più infausti che memoria di ‘giovine’ ricordi.
Mary Hampton
With all the due respect (well yes, when you talk about Smog respect comes first) I’m not enjoying the Whaleheart as I did with the lovely ‘A River…’.
…e continuiamo meglio: ecco il singolo dell’anno (è un 10″) che per l’occasione ci fa sconfinare nel jazz (!?!), olè. Trattasi di quell’ammucchiata di emozionante freschezza che risponde al nome di Hypnotic Brass Ensemble. Ammucchiata poichè trattasi di otto bravi ragazzi, nello specifico fratelli, figli di un monumento chiamato Phil Cohran (Sun Ra Arkestra, Artistic Heritage Ensemble), ammucchiata di fiati (sette + batteria) che tra tube e trombe son necessari per forgiare questo suono pulsante, vivissimo, che si sradica dalla strada e ti arriva in casa con addosso l’odore della metro, di frittura e body shop. Partito da Chicago, quasi inevitabilmente newyorkese d’adozione, l’HBE sta ricucendo l’abito del jazz per restituirlo alle boutique con nuove taglie e linee, quelle dell’oggi e dell’adesso. Ci sono ritmiche hip hop, ci sono Sun Ra & Reich, in accattivanti melodie mai ruffiane o scontate. Se in altri ambiti ci sono artisti che già propongono la musica di domani, questo suono è come nessun altro il presente, per il ‘contemporaneo’ che non vuol lasciar vincere il disgusto o la rassegnazione un momento da vivere subito, ora, con la certezza & il piacere di ricordarlo forse per sempre.