Mary Hampton – My Mother’s Children


Sarà un incolonnamento particolarmente favorevole d’astri, ma una serie di nuove uscite mi spinge, anzi obbliga, a partorire svariati posts estivi. Speriamo gli astri reggano in tale posizione e che i post d’Antifona si facciano più regolari.

Torniamo alla pappa e partiamo (quasi) da dove avevam lasciato: Mary Hampton.

Lo si aspettava per l’estate dell’anno scorso il suo primo album ufficiale (due mini albums autoprodotti sono disponibili qui e s’intitolano semplicemente Book One e Book Two), invece l’attesa s’è allungata un bel pò ma, come si dice in questi casi, ne valeva la pena.

L’11 Agosto scorso per i fortunati residenti londinesi (ed eventuali infiltrati vacanzieri) s’è tenuto il concerto di presentazione di My Mother’s Children: non so che avrei dato per esserci.

Il perchè di tanta enfasi? Beh, forse questo video:

può dire molto di più di tante parole. Per chi scrive comunque parlare d’un Jeff Buckley in gonnella non è eresia. Dopo l’enorme revival folk statunitense (vedi Espers, Devendra, Jana Hunter, etc.) ora tocca all’Inghilterra. Non pensate però ad ispirazioni modaiole: se nel caso statunitense – proprio per una questione di numeri – molti cantautori o gruppi spariranno senza lasciar gran traccia, in pochi anni, Mary è destinata a rimanere. Questa è musica senza tempo. L’album esce in CD su Drift Records ed in vinile, in edizione limitata a 500 copie (con CD incluso) per la Navigator. Fate un giretto al Beczar Shop.

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